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Japan Black Box| 2009

 

Una scatola nera, dal contenuto sconosciuto: tale era per me il Giappone, nel 2009. Privo di una preparazione approfondita su usi, costumi e società giapponesi, ho seguito l'approccio ingenuo di chi scopre per la prima volta un mondo nuovo. Il non sapere che cosa aspettarsi dalle megalopoli, dalle cittadine immerse nella natura e nella spiritualità, dalle città legate ai peggiori ricordi della guerra, dai luoghi dello spirito di religioni pressochè ignote, ha permesso un'immersione vera ed incondizionata in una nuova conoscenza. Così', accanto alla documentazione fotografica delle meraviglie del paesaggio, delle opere iconiche dell'uomo, dei luoghi della memoria e della spiritualità (che immaginavo fosse la maniera fotografica più appropriata per un primo contatto con una nuova terra), occorreva e correva parallelamente un modo per me del tutto nuovo per fotografare queste novità. L'occhio curioso e meravigliato ha quindi osservato ingenuamente e voracemente - con atteggiamento neppure troppo distaccato - anche gli sprazzi di quotidianità, i luoghi comuni, le strade, gli schermi televisivi che si accompagnavano ad idiomi totalmente incomprensibili, i volti così diversi, così nuovi, gli alfabeti coincidenti con meravigliosi segni ma svuotati di ogni possibile traduzione. La scatola nera del Giappone si è così riempita con oggetti prima sconosciuti, con città diverse da tutte quelle già viste, con luci di colori nuovi, con forme immaginate divenute reali, sacre, profane, umane, meccaniche. Una scatola riempita in modo non ordinato. Riempita con fotografie veloci, imprecise, incostanti.  Per la prima volta, l'umanità ed il suo ritmo mi sono sembrati interessanti, nuovi e diversi anch'essi.

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